30/01/2010

SGUARDI

COLLEGE CLAPAREDE - GINEVRA

Tracce dei temi in italiano : "Andante con moto"

 

Tema Florianne.pdf

Tema Matthieu.pdf

Tema Sabrina.pdf

Tema Jessica.pdf

 

Filippo e Benedetta a Claparède

 

CORTOMETRAGGIO AndanteconMoto itdf 03


CORTOMETRAGGIO AndanteconMoto itdf 02

 


Copioni della classe 3itdf 02

Un incontro speciale.pdf

Il ragazzo con la moto.pdf

Andante con Elaha e Florianne.pdf

Sorpresa, sorpresa....pdf

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Copioni della classe 3itdf 03

Andante con Fjona, Chaya, Jean-Noël e Sandro.pdf

Andante con Laura, Benjamin e Damien.pdf

Andante con Julien, Christèle, Dorian e Sabrina.pdf

Andante con Pauline, Jessica, Adrien e Matthieu.pdf

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Video Sguardi (youtube)

La canzone New Colours è di Pking

La foto "TulipanoNevers" è di Antonino Geraci

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CORSI DEL CONSOLATO D'ITALIA - GINEVRA

In presenza della scrittrice, i ragazzi hanno ripreso e modificato la scena raccontanta nel capitolo Sereno variabile (II) del romanzo «Andante con moto. Un amore in crescendo». Hanno così inventato uno svolgimento parallelo alle vicende narrate nel libro, diventando autori e al contempo interpreti di una nuova storia i cui protagonisti sono sempre Filippo e Benedetta. Ognuno di noi può creare la propria opera, basta solo un po’ di fantasia...

Benedetta è sdraiata sul letto e sta studiando matematica, domani infatti l’aspetta un compito in classe. Sente suonare il citofono, chi potrà essere? Sua madre ha le chiavi. Rachele (l’amica pettegola ed indiscreta) sale le scale di corsa, dice di avere bisogno degli appunti per ripassare matematica. Rimangono a parlare sulla porta, Benedetta non ha voglia di farla entrare e neppure di ascoltare il pettegolezzo del giorno. Rachele sta per dirle che… quando, in quel momento, un sassolino rimbalza sulla finestra della stanza di Benedetta. La ragazza si affaccia e scorge Filippo, fermo, in mezzo alla strada. Le fa segno di scendere, deve dirle qualcosa, è urgente. Lei non sa che fare, non vuole che Rachele lo veda, non vuole raccontarle di Filippo. In quel mentre, arriva sua madre. È di cattivo umore, Benedetta lo avverte dal modo in cui chiude la porta. Non le piace che la figlia perda tempo con un’amica, invece di studiare matematica…Cosa decide di fare Benedetta? E cosa deve dirle Filippo?

Partendo da questa traccia, gli studenti hanno scritto e recitato nuove scene dettate dall’immaginazione. Leggiamole qui di seguito…

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Improvvisazioni al Cycle du Marais.pdf

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Improvvisazioni al Cycle de l'Aubépine : Lidia, Genci, Laureline.pdf


Copie de ritagli4.jpgritagli5.jpg

SCUOLA SVIZZERA DI ROMA

- Projektwoche -

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Backstage

Video di Alessia (youtube)

 

Filippo e Benedetta a Roma

Video FilippoBenedettaRoma (youtube)

Foto: Chiara e Agnese

Colonna sonora: Marco Silvestri

podcast
Musica di Marco Silvestri

 

Nuove parti del romanzo

Testi e immagini: FilippoeBenedettaROMA.pdf

Video (realizzato da Alessia) : FilippoBenedettaROMA

 

Nuovi personaggi del romanzo

Benedetta e Filippo sono a Roma per qualche giorno. Lei sta camminando in centro, quando...

 

"Scusa", le sorride. "Ti ho scambiato per qualcun altro."

Forse Benedetta non ci crede.

"Non fa niente", rivolge uno sguardo distratto alla folla. D'un tratto, chiede:

"Sai come si arriva a San Lorenzo?"

Chi ha incontrato Benedetta? E dov'è Filippo in quel momento?

Le idee emerse duranti gli incontri con due classi (3itdf02 e 3itdf03) del Collège Claparède sono all’origine di un nuovo capitolo del libro Andante con moto. Un amore in crescendo. Seguendo la traccia iniziale, i ragazzi hanno inventato alcune scene che hanno poi rappresentato, interpretandone i personaggi. Li ringrazio per la loro immaginazione, fonte di ispirazione per la creazione di questo testo che arriverà a Roma a fine gennaio. Difatti, gli studenti della Scuola Svizzera lo ripercorreranno, trovando una conclusione alle vicende narrate. Questo nuovo capitolo darà forse l’avvio al seguito del romanzo? Il nuovo capitolo si intitola "Nuovi personaggi I-II" e lo troverete qui di seguito.

14/11/2009

NUOVI PERSONAGGI (I parte)

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(foto di Antonino Geraci)

PRIMA PARTE

«Irene?»

Benedetta si volta.

«Ma... Cosa fai?» esclama la ragazza, distogliendo il volto e nascondendolo dietro il palmo della mano. Troppo tardi. Lui le ha già scattato una foto. «Mi hai scambiato per qualcun altro! Non sono Irene!»

«Meglio così. Comunque scusa, mi sono sbagliato.»

«Si può sapere perché mi hai fatto una foto?», il sorriso ingenuo e al contempo accattivante che le ha appena rivolto le impedisce di mantenere un tono risentito. «Non te l’ho mica chiesto io.»

«È il mio lavoro»; pare un’evidenza, così scontata da non meritare ulteriori spiegazioni.

«Il tuo lavoro?», la risposta la sorprende, continua ad osservarlo: l’accento, i tratti del viso e l’abbigliamento la incuriosiscono.

«Cosa c’è di strano? Scatto foto ai turisti. Sembra noioso, un po’ lo è, anche se niente riesce davvero ad annoiarmi, se ho a che fare con la gente. E poi mi capita pure di incontrare persone che... Sì, insomma, a volte, ne vale la pena. Come adesso. Ciao, mi chiamo Lucas.»

«Con la S?», Benedetta ride, raddoppiando con enfasi la lettera S. Nel frattempo, Lucas si domanda dove potrebbe invitarla a mangiare un gelato.

«Ovvio, ma la vera pronuncia vorrebbe una S, mista a una C, incrociata con una Z. I miei hanno un debole per l’esotico.» Non le spiegherà che nel suo paese d’origine, invece, è un nome comune. Non desidera soffermarsi sul passato, in un pomeriggio di primavera.

«Sei sempre così preciso?»

«Mi sembri una molto curiosa e pure secchiona, non ho voluto deluderti.»

«Ci hai proprio azzeccato. Ciao, Lucas. Io sono Bendetta e ho un gran fretta. Non sai quanto sono in ritardo!»

 

Per Lucas, il tempo è solo una risposta a un interrogativo del presente, espressione di un’esigenza, di un’immagine, di un incontro. Appuntamenti, impegni, scadenze sono davvero imprescindibili? Per lui, nulla riveste maggiore importanza della libertà dell’istante, vissuto come interpretazione della mutevole direzione del vento. Non pare dunque prestare attenzione al commento di Benedetta:

«E poi adoro questo lavoro perché della gente fotografo quello che piace a me. Non ci riesco sempre, soltanto quando non se ne accorgono. Di te, per esempio, ho catturato lo sguardo. È intrigante.»

«Intrigante!? Il mio sguardo? Non me lo ha mai detto nessuno. Beh, non fa niente, grazie per il complimento, ma devo proprio andare. Quindi ciao, Lucascz», ride.

«Non vuoi vederla? Sarà pronta tra un secondo. Dai, aspetta» le dice, porgendole la polaroid.

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L’immagine, dapprima sfuocata, prende consistenza, a poco a poco. Senza distogliere l’attenzione dalla foto, lei fa un passo indietro, ora diffidente dinanzi a quel ragazzo dagli occhiali tondi, la carnagione pallida, i capelli crespi e il modo di fare indiscreto ed invadente. D’improvviso, gli chiede:

 

«Già che aspettiamo, magari tu lo sai... Come si arriva a San Lorenzo da qui? Credo di essermi persa e devo essere lì tra poco. Non è così lontano, vero?» Filippo le ha detto di arrivare per le tre.

«Quanto ci vorrà da qui? Vediamo...» e, mettendosi le mani in tasca, infine esclama, come se niente fosse: «Di fisso c’è una manifestazione, quindi dimenticati di prendere l’autobus. E, a piedi, non è dietro l’angolo. Minimo una quarantina di minuti.»

«Una manifestazione? E dove? Non mi pare, non ho sentito niente…»

«A Roma, ce n’è sempre una da qualche parte.»

«Ma...»

«Senti, se sto qui a spiegarti, ci sei domani sera. Si va insieme e si fa prima, ok?»

«Insieme?»

«Ho finito per oggi.»

«Sei sicuro? D’accordo... No, anzi, magari è meglio che io vada da sola, non vorrei disturbarti e...»

Non ascolta le rimostranze della ragazza e, d’improvviso, la interrompe:

«Aspetta, però, aspetta un attimo soltanto, per favore. Hai visto quella signora con la canottiera verde? Quella là, col ciuffo a pannocchia. Non mi sfugge. Una foto e arrivo subito.»

 

Benedetta non sa cosa ribattere e poi non sa se ha voglia di farsi accompagnare. Filippo non apprezzerebbe di vederla arrivare con quel ragazzo dalle calze a righe come il maglione. A lei sta simpatico, le fa pensare ad un folletto, ma non piacerebbe certo a Filippo che criticherebbe il modo in cui si sono incontrati. E dire che le raccomanda sempre di non parlare con gli sconosciuti! Benedetta alza leggermente le spalle e si appoggia al muro di un palazzo. Trova Lucas eccessivo, ma divertente, ne segue i movimenti in mezzo alla folla. Fa caldo quel giorno a Roma. Socchiude gli occhi, rivolge il viso al cielo. Vorrebbe già essere al mare. Filippo ha detto che la porterà ad Ostia, ma se non si sbriga non arriverà per tempo. D’un tratto, si chiede perché stia lì ad aspettarlo, quando può certo trovare da sola San Lorenzo. Perché ne ha accettato la proposta? Se non avesse lasciato la cartina al museo, avrebbe già individuato la strada... Osserva Lucas agitarsi intorno alla turista, nel tentativo di indurla all’acquisto di un sorriso accanto alla Fontana di Trevi. Lei acconsente quasi subito. Poi il tradizionale lancio della monetina, ma lui non lo immortala. Ha già colto di lei il dettaglio che ha dato un senso all’istante. Le porge la foto ancora opaca, gli viene offerto il compenso. Nel frattempo, Benedetta si è allontanata, dopo aver chiesto ad un vigile la direzione per la stazione Termini. Svolta l’angolo. Prosegue a passo svelto. Si guarda intorno. Non è sicura di aver scelto la traversa giusta. Forse la manifestazione è finita, se prendesse la metro? Dove trovarla? Le suggeriscono la fermata Barberini. Gira a destra, però adesso il cartello con l’indicazione della piazza pare svanito. Improvvisamente si rivede nella polaroid che le ha lasciato Lucas: il suo sguardo ha tratti definiti e sfumature di cui era ignara. Sembra proprio intrigante. Si osserva in una vetrina. Non scorge la medesima intensità, non si riconosce. Ha catturato di lei un’espressione che non pensava di possedere. Strano. Domanderà a Filippo se anche lui la considera intrigante in quella foto. Ma non dovrà restarci male, quando se ne uscirà con la solita battuta: «Più che intrigante, mi ricorda lo sguardo di Lucio, il pesce rosso che avevo da piccolo, te ne ho parlato, vero? Gli ero così affezionato! E poi vuoi dirmi chi è che si permette di scattarti una foto per strada?», Benedetta sorride. Le manca. La starà già aspettando nei pressi della Sapienza.

 

In quel momento, sente una voce pronunciare il suo nome, poi un tocco sulla spalla. Si ferma. Si volta. Lucas esclama:

«Avessi visto la foto che le ho fatto! Da morire dal ridere! Ho preso solo la farfalla che aveva tatuata sulla spalla. Pensa che aveva lo stesso motivo anche sulla canotta. Un’estensione infinita di farfalle! Decisamente: Una signora-farfallinica, mica male come titolo, no?», le va vicino, riprendono a camminare.

«Bocciato, trovane un altro», Benedetta è a disagio: non si giustificherà. Se ne è andata. Punto. Non deve dargli spiegazioni. Eppure, vorrebbe avere una scusa pronta per non sentirsi in difetto.

«Chissà quando la vede… Per precauzione, me la sono svignata prima»; continua a non chiederle il motivo del mancato saluto.

«Invece, magari le piace», gli sorride.

«Possibile... Ci sono momenti in cui non riesco proprio a fare tacere la mia vena artistica» e fa finta di fotografare un passante.

 

«Quella che mi hai fatto è bella. Quasi non mi riconosco. Non è che mi hai dato la foto di qualcun'altra?»

«Ma smettila! Io ho saputo cogliere quello sguardo in te, non è detto però che tutti lo scorgano, magari nemmeno tu ne sei capace. Alcune parti di noi, quelle più preziose, rimangono spesso nascoste alla maggior parte delle persone. Sono troppo occupate a parlare e ad ascoltare solamente se stesse, per vedere davvero gli altri In pochi sono in grado di capire chi siamo in realtà.»

«E per te quindi io non avrei segreti! Sei un sensitivo? Hai poteri magici forse?»

«Chissà! Però non verrei certo a dirlo a te, i poteri magici non si svelano... Gelato?»

«Lucas, ti ho detto che ho fretta!»

«Sei una testona! Mica dobbiamo fare meditazione mentre lo mangiamo, continueremmo a camminare. E poi sono sicuro che ti farebbe piacere, perché sei golosissima.»

«Sì, sono un po’, molto golosa e tu sei buffo.»

«Quindi ok per il gelato? Qui sembra buono», ne compra due: nocciola e pistacchio per entrambi.

«I miei gusti preferiti! Come hai fatto ad indovinare?»

«Basta sapere osservare… C’è chi lascia che le cose e le persone l’attraversino, senza fornire loro un appiglio, per tentare di capirle. Non io, nemmeno se si tratta solo di un gelato.»

«Sei così profondo!», ridono. «E come hai fatto a ritrovarmi?»

«Non ti ho mai perso di vista. Cammina, Benedetta, avanti, siamo quasi in stazione.» È sollevata: forse arriverà in tempo. D’improvviso, esclama:

«Lucas, ma qui ci sono un sacco di autobus! Sei sicuro che in centro c’è una manifestazione?»

«Evidentemente oggi non c’è. Non credo almeno…»

«Allora mi hai detto una bugia!» dice, indignata.

«Certo che no! Per il calcolo delle probabilità era più facile trovare una manifestazione o sciopero dei mezzi che il contrario. Sono soltanto realista. Meglio mettere queste eventualità sempre in conto, si evitano attese inutili. Se fai affidamento sulle tue gambe, non sbagli mai. Parlo per esperienza. Prendiamo l’autobus, saremo a San Lorenzo in un minuto. E poi, se non fossimo venuti a piedi, ti saresti persa il gelato.»

«Ma sarei arrivata puntuale» Tanto Filippo non è mai puntuale... «Hai un accento strano, non è di Roma. Di dove sei?» gli domanda avvicinandosi alla fermata.

«Vengo da Zurigo, ma ho vissuto anche in Italia da bambino. È una storia un po’ complicata, non c’è tempo per raccontarla ora.»

«E cosa ci fai a Roma? Almeno questo puoi dirmelo», gli lancia un’occhiata indagatrice.

«Che caldo fa! Il mio maglione di lana è eccessivo oggi», si passa una mano sulla fronte. «Ho fatto la maturità da privatista a febbraio e subito dopo sono venuto a trovare mia sorella. È qui per un anno, studia all’Accademia delle Belle Arti. E io lavoricchio un po’ qui, un po’ là, giusto per restare a farle compagnia. Non siamo abituati a vivere separati a lungo. In realtà, lavoro anche perché devo pagarmi un viaggio.»

«Parti?»

«Sì, a giugno. Con alcuni amici abbiamo deciso di fare Zurigo-Pechino in treno. Ci fermeremo ogni volta che vorremo, per dare concerti pubblici nelle piazze.»

«Che meraviglia! Immagina quando vi vedranno arrivare nei villaggi più sperduti, sarà una sorpresa per tutti! E c’è di sicuro chi si metterà a suonare con voi. Conoscerete un sacco di gente!»

 

In quel momento, riceve un messaggio, TITTI CEL: Ritardo. Dobbiamo passare dallo zio. Te lo risparmio. Mare domani. Scusa. Vediamoci a casa più tardi. Baci (anche da Bacio)

 

«Suoneremo davvero ovunque. Mi vedo già improvvisare con il mio saxofono le danze tradizionali del Kirjistan. Ehi, che c’è? Cambiato sguardo, non è più intrigante.»

«È da pesce Lucio ora, lo so. No, niente. C’è che non ho più fretta.»

«Andiamo a farci una passeggiata allora! Anzi passiamo a salutare mia sorella, così la conosci. Abita qui vicino.»

«D’accordo», è delusa, avrebbe tanto voluto stare con Filippo quel pomeriggio. Uno dei pochi che avrebbero trascorso da soli. «E quando tornerai, che farai?»

«Ho due opzioni: iscrivermi ad archeologia a Roma oppure al politecnico di Zurigo. Dipende anche da cosa decide mia sorella. Adoro l’archeologia, ma pure la robotica. Non so ancora... Indugio sempre tra passato e futuro e preferisco osservare il presente attraverso l’obbiettivo della mia macchina fotografica. Fa da filtro tra me e la realtà, così posso essere chi voglio, perché non faccio parte di niente. Come se gli altri non mi vedessero e fossi io a gestire i loro colori e i loro destini.»

«A proposito di colori, ti metti sempre le calze a righe abbinate alla maglia?»

«Sempre. Adoro i colori, ma visto che li abbino male, li metto tutti insieme. Così non c`è rischio di sbagliare. E tu? Sì, dimmi di te. Che ci fai a Roma? Sembri una che i colori li mette uno per volta, con molta circospezione.»

«Ci hai azzeccato, ancora una volta. Sono venuta a Roma con il mio ragazzo e sua nonna. Lei è di qui. Però viviamo a Milano. Io faccio il classico e poi suono il violino. Anzi, suono il violino e poi faccio il classico, se vogliamo essere precisi. Come vedi la mia vita non ha niente di straordinario. Lucas, perché mi fissi così? Che c’è? Mi è rimasto il gelato sul naso?»

«Suoni bene il violino?»

«Abbastanza. Sì, credo di sì. Mi sto preparando per entrare al Conservatorio. Ehi, ma non ti sto più dietro. Dove stai andando? Quasi corri...»

«Benedetta, non abbiamo tempo da perdere. Questo non è un gioco, né una delle mie stranezze. Non sarò un mago...»

«Infatti il pistacchio non è esattamente il mio gusto preferito… Perché passi di qui? Non ti fermare? Siamo in mezzo ad un incrocio! È stato bello conoscerti, ma mi sa che non ci arriveremo mai da tua sorella.»

«Non sarò mago, non sarò niente forse, ma ti ho trovato e ora devi assolutamente parlare con mia sorella. Sono sicuro che sei la soluzione», attraversano correndo, fino all’altro marciapiede.

«Accidenti a Filippo e ai suoi ritardi! E poi tra poco mi chiama e io cosa gli dico? Che sono in compagnia di un aspirante archeologo di Zurigo che fotografa signore farfalliniche alla fontana di Trevi?»

«Non rispondergli, Benedetta. Non rispondere a nessuno, non prima di aver parlato con mia sorella... Ci devi aiutare.»

«Chi? Chi dovrei aiutare? Lucas, non capisco.»

«Sei l’unica speranza che ci resta.»

«Ma a chi? Di cosa stai parlando? Basta con questi indovinelli!»

«Devi parlare con mia sorella Sabina. Abbi fiducia in me. È una cosa importantissima e forse tu e il tuo violino potrete salvare il progetto.»

«Se non mi spieghi meglio, io..»

«Domani sera abbiamo uno spettacolo. La violinista si è fatta male e non potrà suonare. Se entro domani non troviamo qualcuno che sia in grado di sostituirla, i sogni di tanti ragazzi saranno infranti.»

«Continuo a non capire.»

«Ecco mia sorella. Sta arrivando proprio ora. Un’altra coincidenza? Troppe in uno stesso pomeriggio, dovranno pure avere un significato! Inizio proprio a credere nel destino e nelle coincidenze.»

«Sabina!» le si avvicina, urlando: «Non immaginerai chi ho incontrato per caso. Una violinista. Una VIOLINISTA, in carne ed ossa e per di più dell’età di Maya. Tu che pensavi che fosse tutto perduto. E invece, ho trovato Benedetta!»

 

Prende la sorella tra le braccia, improvvisando i passi di una danza che non conoscono. Sabina è una ragazza di bassa statura, vestita di scuro, e porta i capelli tagliati molto corti. Si divincola dal fratello e, dopo avergli dato un bacio sulla fronte, si volta verso di lei. La osserva avvicinarsi. In quel momento, Benedetta riceve una telefonata. Si ferma a rispondere:

«Anselmo, dove sei?»

«Vicino a via Veneto.»

«E che ci fai lì? Un giretto? Scusami ancora, non è colpa mia, non stavolta. Spero di liberarmi il prima possibile.»

«Fai con comodo. Ciao.»

«Perché mi saluti già? Sei arrabbiata? Ti ho già chiesto scusa. Non potevo fare diversamente, me lo ha chiesto nonna e…»

«No, è che non sono da sola, mi aspettano.»

«E con chi sei? Non conosci nessuno a Roma.»

«Ora sì: Lucas e sua sorella Sabina.»

«E chi sarebbero?»

«Hanno bisogno di me, però non so ancora per cosa, mi devono spiegare.»

«Di te? Ma chi sono? Torna a casa, dai, non sono tranquillo. Vengo a prenderti?»

«No, no, no, tutto bene, davvero. Non faccio tardi.»

«Lucas? Quando lo hai conosciuto? Cosa vogliono da te? Non fare l’ingenua, non fidarti!»

«È un aspirante archeologo di Zurigo che fotografa signore farfalliniche alla fontana di Trevi.»

«Chi? Non sento bene. Non c’è campo qui. Cosa hai detto?»

«Niente, niente... Scherzavo. Torno per le sei, non un minuto di più. A dopo, Titti»

Riattacca e mette il telefono in fondo alla borsa. Spera non chiami di nuovo, non avrebbe altro da aggiungere. E poi, anche se non è colpa sua, ce l’ha con lui: ci teneva tanto ad andare al mare quel giorno. Il telefono però tace. Filippo è troppo orgoglioso per ricomporre il suo numero o per mandarle un messaggio. Sabina le va accanto.

 

«Mio fratello mi ha detto che suoni bene il violino. Credevo che non ci fosse più niente da fare e invece... Proprio all’ultimo momento. Forse ce la possiamo ancora fare. Vieni, entra.»

La ragazza la segue, titubante, all’interno di un giardino di una grande villa.

«Andiamo sulla terrazza dell’ultimo piano. Lì saremo tranquille e potrò spiegarti ogni cosa.»

«E Lucas?»

«Non riesce mai a stare fermo. Sarà andato a fotografare qualche altro turista. Mio fratello è fatto così, è imprevedibile, in ogni suo spostamento e cambiamento d’idea. Mi ha detto di salutarti. Ma vedrai che tra poco torna. Torna sempre. Basta non impedirgli di andarsene, quando ne ha voglia. Ci sei rimasta male? Mi dispiace.»

«No, no», Benedetta scuote il capo. Però un po’ sì, in realtà.

«Io sono più affidabile, non ti preoccupare. Prendiamo l’ascensore. Vedrai che vista da lassù.»

«Va bene, ma non ho molto tempo. Fino alle sei...» Benedetta si sente a disagio. Cosa ci fa lì? Ha ragione Filippo: a volte è troppo ingenua. Dove la sta portando?

«In camera, ho un violino. Ti dispiacerebbe suonarmi qualcosa, prima di iniziare la nostra chiacchierata? Se sei al livello che penso, mi sa che tornerai a casa più tardi delle sei. Il concerto è domani, non possiamo permetterci di non riuscire o per lo meno di non provare. Dobbiamo dare il nostro meglio per quei ragazzi. È la loro prima e forse ultima possibilità.»

 

Benedetta annuisce. Sabina passa nella sua stanza e prende lo strumento. Salgono poi scale a chiocciola che conducono a una terrazza che domina Roma. Sabina si siede per terra. Senza dire una parola, Benedetta inizia a suonare.

 (Testo di Viola Nevers)

05/11/2009

NUOVI PERSONAGGI (II parte)

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(foto di Antonino Geraci)

SECONDA PARTE

«Allora?» Benedetta ripone il violino nella custodia.

Sabina osserva il paesaggio romano, attraverso le guglie della torre. È seduta per terra, le mani in grembo. Assorta.

«A cosa pensi?» chiede Benedetta, andandole accanto.

«A che ora hai detto che devi rientrare?» le chiede Sabina voltandosi d’improvviso verso di lei, come se si accorgesse solo in quell’istante della sua presenza.

«Mi aspettano per le sei.»

«Ma sarai tu a decidere. Vieni con me.»

Benedetta la segue, incuriosita e oramai determinata a non farsi convincere. Non sarebbe educato rientrare troppo tardi e poi ha voglia di passare un po’ di tempo con Filippo. Tuttavia, preferisce rimanere in silenzio, non servirebbe porre domande; dirà semplicemente a Sabina che non può proprio fare tardi. Scendono le scale a chiocciola, procedono poi lungo un corridoio che le conduce in una grande cucina. Vi entrano. Alcuni ragazzi sono seduti intorno al tavolo, altri su un divano adiacente. Suonano, parlano, cantano, guardano fuori dalla finestra, ascoltano musica. All’arrivo di Sabina si interrompono.

«Maya dov’è?» chiede loro.  

«Boh» risponde un ragazzo dai capelli mossi che sta accordando la chitarra.

«Non è mai stata molto socievole, ma da quando è successo, non parla più con nessuno» dice un altro. Poi aggiunge:  «Magari è tornata a casa. Tanto a che serve aspettare qui? È doloroso per lei vederci provare, quando…»

«Certo che è stata sfortunata! Si era preparata tanto, da mesi.»

«Da mesi? Da sempre! Era convinta: perché tutto cambiasse nella sua vita, doveva farcela domani. E poi… Non è giusto.»

«Lo so, ma che ci vuoi fare?»

«Non si può trovare una soluzione?» domanda una ragazza, avvicinandosi alla dispensa.

«Susy, dai un biscotto anche a me? Ho una fame! Ho provato a parlarle, ma per quanto si cerchi di essere ottimisti, una soluzione non c’è! E io non so più cosa dirle.»

 

Incontro tra GiulioElenaBenedetta (di Sofia de Caprariis).pdf

«Chi hai detto che è lei?» chiede un ragazzo dalla felpa rossa che arriva in quel momento.

«Ciao Amedeo. Si chiama Benedetta»

«Anche tu qui per domani?» le chiede.

«Diciamo di sì» interviene Sabina.

«E che suoni?»

«Il violino» risponde Benedetta.

Amedeo pare sorpreso.

«Il violino?»

«Me l’ha presentata Lucas, oggi.»

«Ci siamo incontrati per caso», Benedetta pare giustificarsi. «E quando ha saputo che suono il violino, ha voluto assolutamente che conoscessi sua sorella.»

«State pensando di farla suonare al posto di Maya? È a questo che pensi, Sabina?»

«Non ce la farà mai a preparare il pezzo per domani!» esclama Elena.

«Non l’avete ancora sentita suonare» replica Sabina, con fermezza.

«Ma Maya lo sa? Sei sicura che accetterà? Con l’orgoglio che si ritrova…» commenta Giulio.

«Non può sprecare la sua ultima opportunità. Vuole  continuare a suonare davanti all’entrata della metropolitana tutta la vita? Considerate le sue ambizioni, non credo proprio.»

«Scusa se ti interrompo, ma per domani… Quando arrivano per le interviste?» domandano quasi all’unisono due ragazze sedute vicino sul divano.

«Per le dieci. Mi chiamano stasera per confermare. Eric, mi raccomando cerca di essere puntuale.»

«Cosa ci chiederanno? Se mi impappino e rovino tutto?»

«Non ti preoccupare, Alia. Inseriranno le interviste nel dossier e saranno pubblicate sul sito del concorso, come da regolamento. E poi, non so di preciso cosa chiederanno. Credo saranno domande del tipo: cosa significa per voi la musica o l’arte, nel caso di Amedeo, quando avete cominciato. Vogliono solo capire meglio le motivazioni che vi spingono a domandare una borsa di studio.»

«Una borsa di studio? Sabina non ci capisco niente!» esclama Benedetta.

«Ancora un po’ di pazienza… Prima devi conoscere questi giovani artisti e la ragione che li ha spinti a venire qui. Lascio ad ognuno di voi il compito di presentarvi a Benedetta. Inizia tu Susy. Parlaci di Amedeo.»

 

Descrizioni di Amedeo e Alia (di Diana Sarti).pdf

 

In quel momento, arriva una ragazza con indosso un paio di jeans e un maglione aderente nero a collo alto. I capelli sono raccolti sulla nuca in una coda di cavallo.

«Ecco Maya.»

«E questa qui chi è? Ho incrociato Giulio, di sotto, e mi ha detto che hai trovato qualcuno che mi sostituirà domani. Hai intenzione di fare finta che sia io? Non sono d’accordo. Ho perso la partita, senza nemmeno averla giocata, e chi se ne frega. In ogni caso, non mi è mai andato bene niente e anche stavolta…»

«Smettila con questa manfrina. Abbiamo trovato un’ottima soluzione per non farti escludere, non puoi buttarla via. Benedetta può riuscire ad ottenere la borsa di studio per te. È un’ottima violista, ha la tua età ed avete più o meno lo stesso livello. Però devi provare con lei, da adesso fino a domani pomeriggio. Devi aiutarla e starle vicino, affinché impari il pezzo il prima possibile. Ce la potete fare, insieme, ne sono sicura.» 

«Non so… Me ne ero già fatta una ragione. Intanto…»

«Intanto, un bel niente! Ricorda quello che mi hai detto, quando ci siamo incontrate. Non potresti sopportare un rimpianto così grande e io non sarò sempre qui e forse dall’anno prossimo daranno le borse di studio a giovani ricercatori. Che ne sai?»

«E se mi scoprissero?»

«Al massimo scoprono me, sono io l’organizzatrice e vado io nelle grane, tu sei minorenne. Però dovete promettermi la più grande discrezione. Tutti!»

«E certo! Per chi ci prendi?»

«Pensi che facciamo la spia? Manco morto! Dopo quello che hai fatto per noi.»

«E poi Maya deve avere la borsa. Hai troppo talento!»

«Speriamo che Benedetta sia capace di convincere la giuria, come lo avrebbe fatto Maya di sicuro.»

«Lo sapremo solo suonando e non continuando a tessere futili speculazioni sul futuro.»

«È un pezzo difficile, ma bellissimo: violino e chitarra. I compositori sono due giovani musicisti di Padova. Hanno vinto la borsa l’anno scorso» spiega Giulio.

«E chi doveva suonare con Maya?» chiede Benedetta, sempre più sorpresa.

«Giulio», poi rivolgendosi al resto del gruppo, aggiunge:  «Vi consiglio di mettervi al lavoro subito. Eric, Alia, Susy e Amedeo nella dependance. E, se Benedetta fosse d’accordo, lei, Giulio e Maya nell’atelier della torre. Ci rivediamo stasera per le prove generali, nella sala conferenza. Rischiamo di finire a notte fonda, ma il gran giorno è domani e non possiamo permetterci di non essere all’altezza delle nostre ambizioni. D’accordo?»

Benedetta cerca di comprendere quale ruolo abbiano implicitamente scelto per lei. Il destino di quella ragazza è tra le sue mani? Un brivido le percorre le dita.

«E Lucas dov’è?» domanda Susy.

«Ha detto che ci aiutava con i microfoni. Uno non va. Come facciamo domani se non funzionano?» si lamenta Alia.

«Mi ha appena mandato un sms, è fuori con Alessandro. Rientrano tra poco e si occuperà della tecnica.»

Mentre i ragazzi si attardano in cucina, Sabina prende  Benedetta in disparte:

«Bene, cara, adesso cosa mi dici? Resti o no fino a domani?»

Tutti paiono avere udito la domanda e tacciono all’improvviso. Fissano ora la ragazza, in attesa di una risposta. Maya la guarda, senza espressione alcuna, appoggiata alla finestra.

«Se io dicessi di no, quindi…» mormora Benedetta.

«Esatto, hai capito perfettamente. Vieni di là con me», si allontanano. Nel frattempo, Maya si è girata ad osservare il vuoto, con i gomiti appoggiati al davanzale. 

Benedetta segue Sabina, che una volta entrata nella sua stanza, chiude la porta ed appoggiandovi la schiena, le spiega:

«Maya ha imparato a suonare il violino con suo padre. Sono artisti di strada, senza fissa dimora. Anche se ora è lei a lavorare e a guadagnare per entrambi. Deve essere un tipo violento che non l’ha mai tenuta molto in considerazione. Non l’ha quasi fatta andare a scuola. Per fortuna, Maya ha sempre trovato consolazione nella musica e nel suo violino che non vede come una costrizione. Si sente responsabile per lui e, adesso che è malato, se ne occupa come se fosse un bambino. Ma se non se ne va al più presto da Roma con questa borsa di studio… No so. Non so quali altre occasioni le si presenteranno per uscire dallo schifo che la circonda da sempre. Deve partire per Zurigo ed iniziare a studiare musica seriamente.»

«Ma come ha fatto a sapere del tuo progetto?»

«Era la ragazza di Amedeo. Quel produttore che lo ha scoperto me lo ha presentato e lei era con lui. Poi un giorno, l’ho sentita suonare per caso e le ho proposto di partecipare. All’inizio diceva di non avere le capacità: aveva imparato con il padre, per strada e non in una scuola, come poteva presentarsi davanti a una commissione di esperti? Mi ci è voluto molto per convincerla, ho dovuto persino fare venire un professore del Conservatorio, mio amico, per rassicurarla. E così, a poco a poco, si è decisa. Il padre non ne sapeva niente fino a qualche giorno fa, poi quando ne è stato informato, come puoi immaginare, non ha apprezzato affatto che la sua unica forma di guadagno andasse a studiare all’estero. Lei gli ha persino promesso di continuare a mantenerlo, mandandogli denaro dalla Svizzera. Preferisco però non entrare in questa storia più del necessario, se no mi arrabbio per niente. Tanto Maya non ti ascolta, quando le ricordi tutto. Comunque, Amedeo e Maya si sono lasciati, ma sono rimasti buoni amici. Dunque? Che mi dici ora? Accetti o no?»

«Credo di non avere alternative. Non mi lasci molta scelta.»

«Non è vero. Ci sono sempre alternative. Allora?» 

«Non posso garantirvi di farcela, ma non mi tirerò indietro… E rimarrò qui fino all’audizione», le sorride, per poi aggiungere in un sussurro: «Devo solo avere il coraggio di dirlo a Filippo.»

«Non so come ringraziarti, Benedetta. Vado dagli altri, per dare la buona notizia. Ne saranno entusiasti. Maya ti darà la partitura. Credo ti aspetti ancora in cucina. Ci vediamo stasera, mi racconterai.»

«Ancora una cosa… Ma Susy ed Eric chi sono? Non me li avete presentati.»

«Già, è vero. Eric è svizzero. Ha perso i genitori quando era molto piccolo ed è stato poi affidato a lontani parenti di Bruxelles, con i quali non ha mai avuto grandi rapporti. Abitava in Belgio fino a qualche mese fa. Quando ha saputo dell’esistenza di questa borsa di studio, è venuto a Roma. È così che ci siamo conosciuti. Ottenere questo riconoscimento gli permetterebbe di trascorrere un anno negli Stati Uniti, senza dover chiedere niente a nessuno. Susy ha molto talento, ma anche una situazione delicata a casa. La borsa di studio le consentirebbe di frequentare la scuola di canto che ha scelto, potendo, nel medesimo tempo, mantenere la famiglia che la seguirebbe all’estero. Se non dovesse farcela, dovrà trovarsi un lavoro e non ci riproverà più. E sarebbe un peccato.»

«La mia storia, accanto alla loro, è così banale… Anche se non posso sopportare la nuova moglie di mio padre, nessuno in famiglia si è mai opposto alla mia passione, nemmeno lei.»

«Beata te! Va bene così? Ne sai abbastanza di tutti noi?»

Benedetta annuisce poco convinta, di Sabina non sa nulla in realtà.

«A dopo e grazie.»

 

«Ciao Titti!»

«Hei! Sei già a casa? Arrivo tra un minuto.»

«Adesso avrei un impegno che durerà probabilmente, credo, forse, sì, fino a domani. No… Filippo, cosa hai capito?»

«Non ho capito niente. Anselmo, dove sei? Vengo a prenderti.»

«No, no, devo rimanere qui.»

«Scusa?»

«Ho un impegno, ti ho detto, ma è un segreto. Non per te, se vuoi ti spiego. Devo preparare un concerto importantissimo. Credimi, non posso non accettare, lo faccio per aiutare un gruppo di giovani musicisti, che, come noi, hanno un sogno e senza di me una di loro dovrà rinunciarvi. Non posso andarmene, Filippo. Vorrei venire con voi stasera, ma così non sarò mai pronta per domani. È come se dovessimo rinunciare noi due ai nostri sogni, hai capito?»

«Non molto.»

«Mi stanno finendo i soldi. Scusami con tutti. Vi racconterò ogni cosa. Ma soprattutto non preoccupatevi per me.»

«Non posso vederti nemmeno un secondo? Dammi l’indirizzo.»

«Certo! Passa quando vuoi. Io sono qui. Ti mando l’indirizzo per sms dal telefono di qualcuno. Quando sei davanti al cancello chiamami, vengo ad aprirti. Adesso devo proprio andare. Baciiiiii! Mi manchi!»

«Anche tu e non sai quanto…», ma la linea è già caduta. Il credito nel cellulare di Benedetta è esaurito.

Nel frattempo, sono già iniziate le prove.

Video: Prove Elena, Susy, Alia, Giulio ed Eric

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(foto di Chiara e Agnese)

 

Benedetta corre in cucina. E se Maya non ci fosse più? Forse ha pensato che non volesse aiutarla. Maya, invece, l’attende seduta per terra, in corridoio, ed osserva la fasciatura che ha al polso.

 

«Maya, eccomi, sono pronta! Spero di fare bene. Iniziamo subito, abbiamo così poco tempo!»

«Ho detto a tutti che sono caduta, in realtà è stato papà. Quando beve troppo diventa una belva. Stavolta ero così arrabbiata con lui…» dice in un sussurro, senza alzare lo sguardo dalla mano. «Non torno più a casa da quando è successo. Credo che non glielo perdonerò mai. Ma non lo dico a nessuno, perché ho vergogna di lui e anche di me. Tieni, questa è la partitura. Pensavo non ci fosse più niente da fare. Scendi dal cielo, Benedetta», le lancia un’occhiata riconoscente, poi si allontana di qualche passo in direzione delle scale che portano alla torre.

«Aspetta prima di dirlo… Per scaramanzia.»

«Sono sicura che suonerai ancora meglio per me, che se dovessi suonare solo per te. Sai che ci assomigliamo anche un po’? Con quella faccia lì non puoi che essere una grande musicista!»

Si sorridono, leggermente imbarazzate nel trovarsi, l’una dinanzi all’altra, con la loro determinazione ora costellata di timori e di insicurezze. Sono due sconosciute, eppure condividono la medesima passione per la musica che inspiegabilmente ha portato i loro destini a sfiorarsi. Salgono nell’atelier. Giulio le sta già aspettando. Iniziano a suonare.

 

Prima delle prove generali, si ritrovano tutti in cucina per la cena.

«Come sta andando, Maya?» chiede Sabina.

«Benedetta è bravissima. Ho imparato tanto con lei. Mi ha ridato voglia di crederci. È una grande!»

Hanno affidato a Benedetta il compito di tagliare le cipolle.

«Non tagliarti un dito! Mi raccomando! Sarebbe il colmo. Ciao, bellezza!» Lucas le dà un bacio sulla guancia, passandole accanto e togliendosi la giacca.

«Ma dove eri sparito! Domani suonerò al posto di Maya e adesso sono l’addetta alle cipolle! Speriamo vada tutto bene… », è felice di rivederlo.

Lucas adesso ha indosso una maglietta a righe rosse e bianche.

«So ogni cosa. È fantastico!» le spettina i capelli.

«Smettila! Allora, dove sei stato, mentre io ero qui a lavorare? Racconta!»

«Avevo un sacco di cose da fare con il mio amico Alessandro. È venuto a trovarmi da Torino. Partiremo insieme per il nostro viaggio in Estremo Oriente. Pronta per domani?»

«Non ancora…»

«Pronta? Prontissima direi!» esclama Maya.

«Hai avuto un effetto sorprendente su di lei. Non ho mai visto Maya di così buon umore e poi se lo dice lei, non ci sono dubbi: i suoi gusti sono difficilissimi. Ah, ecco Alessandro.»

Benedetta guarda l’orologio: le nove e un quarto. Pensa che Filippo non è ancora passato a trovarla e che probabilmente non verrà quella sera.

«Benedetta, ti lascio un secondo con Alessandro. Devo parlare con mia sorella. Arrivo subito.»

Un ragazzo, dai capelli neri tagliati molto corti, le si avvicina. Gli occhi verdi la fissano indiscreti:

«Hai fatto ancora tante foto oggi?» Benedetta si accorge che Lucas se n’è già andato.

«No, non ne ha fatte più» risponde Alessandro. «Siamo andati a fare un giro e poi ha voluto portarmi al Giardino degli Aranci ed abbiamo visto San Pietro dal buco di una serratura.»

«Scusa?»

«Te lo spiego un’altra volta. Sono Alessandro, ma tu non piangi nel pelare le cipolle? Io già gli occhi umidi.»

«A me rilassa. Ma stai piangendo davvero!?», ride. «Comunque, io sono Benedetta.»

«Con Lucas mi trovo sempre nei posti più assurdi, nelle situazioni più assurde. Ma forse sono un po’ assurdo anche io e anche tu che ti rilassi nel pelare le cipolle. Basta ora! Saliamo sulla torre. Dai, andiamo su. Tanto hai finito, no?»

«Beh, sì… Non sarà pronto ancora per un po’ e io non ho più niente da fare qui. E poi, di notte la vista deve essere bellissima da lassù!»

«Vieni Benedetta! Saliamo di corsa. Così quando saremo in alto, ci girerà la testa e la vista sarà ancora più bella.»

«Ok, mi hai convinto, ti seguo!»

Quel giorno è così inconsueto e colmo di emozioni e di incontri che Benedetta sente la vita scorrerle dentro e ha l’impressione di sentirla passare tra le dita che creano nuova musica e sensazioni. Non vuole smettere di ridere, di parlare, di conoscere, di provare l’ebbrezza di quel palcoscenico inaspettato, e di osservarsi poi dalle quinte per annoverare questi ricordi di cui percepisce già l’intensità che avranno anche nel futuro. Corre allora per le scale a chiocciola, implorando Alessandro di non andare tanto veloce. Una volta arrivati, Alessandro spalanca la porta ed esclama:

«Che meraviglia!»

«Questo posto è davvero fantastico!»

Si appoggiano alla balaustra e guardano il paesaggio, avvolto da luci dorate che avvolgono monumenti e palazzi.

«Chi sei, Benedetta?»

«Che domandona! Forse ti deluderò, ma credo proprio di non saperlo ancora.»

«Invece secondo me lo sai. Oh se lo sai… Però te lo tieni per te e non lo dici a nessuno, magari non lo dici nemmeno a te stessa, ma lo sai. Si vede.»

«Se ne sei tanto convinto… E tu? Lo sai?»

In quel momento, li raggiungono Giulio, Eric ed Amedeo.

«Le abbiamo lasciate di sotto a cucinare!» esclama Amedeo, trionfante.

«Sì, ma abbiamo promesso di lavare i piatti» ammette Eric.

«Allora?» chiede Benedetta a Alessandro.

«Allora niente», fissa il vuoto.

«Va beh, io scendo in cucina a dare una mano», Benedetta è improvvisamente a disagio.

«Ok»

 

Le prove iniziano alle dieci. La cena è stata veloce, i ragazzi erano impazienti di esibirsi davanti agli altri. Benedetta fa alcuni errori. È delusa. Maya mantiene uno sguardo entusiasta e non si scompone. Susy e Alia sbagliano l’intonazione. Dicono a Giulio che suona troppo lentamente. Lui si innervosisce. Eric accompagna Amedeo alla chitarra, durante la sua performance. Elena è insoddisfatta. Dice di avere male alla gola e preferisce non cantare fino all’indomani. Riprovano più volte. Sabina è tranquilla. Dice loro che è normale, le prove del giorno prima non sono mai all’altezza della rappresentazione finale. Benedetta annuisce preoccupata. Osserva il cellulare muto, sul quale non ci sono chiamate in assenza e nemmeno messaggi di Filippo. Ne riceve soltanto uno dalla madre: A Milano piove, ma dicono che domani farà bello. Quando torni, dobbiamo andare a trovare i nonni. Chiamali uno di questi giorni. Così li saluti.

 

Finiscono di provare all’una. I ragazzi sono stremati.

«Andiamo a dormire, ne abbiamo bisogno. Benedetta, passa nella mia stanza, così ti do un pigiama. Dormirai con Maya, nella depandance. Secondo piano.»

«Vengo», Benedetta l’accompagna. È esausta.

 

Benedetta si sta dirigendo ora nella camera di Maya, quando incontra Alessandro, seduto in veranda, intento a leggere. Lui ripone il libro sulle ginocchia. Lei distoglie lo sguardo.

«Che ci fai ancora sveglio?» gli chiede, passandogli accanto.

«Non riuscivo a dormire e visto che dovrei alzarmi tra tre ore per prendere il treno, ho deciso di aspettare sveglio. È una notte fantastica con tutte queste stelle. A Torino me le sogno. Sei brava. Ti ho ascoltato prima.»

«Non ti ho visto. Dov’eri?»

«C’ero, c’ero… Ti ascoltavo da qui.»

«E dove vai domani? Non resti per le audizioni?»

«Devo essere assolutamente a Torino nel pomeriggio. Ho un po’ di casini in ballo. Chissà, magari un giorno ci rivedremo. Verrai a trovarmi con Lucas, dopo il nostro viaggio? Se non decido di rimanere a Pechino.»

«Cosa fai a Torino?»

«Se la storia di Lucas è lunga, la mia è infinita. Te la racconterò, quando verrai a trovarmi.»

«Tanto non verrò e lo sai. Intanto, raccontami la storia di Lucas. Sono curiosissima!»

Benedetta gli si siede accanto, tenendo tra le braccia il pigiama che le ha dato Sabina.

«Lui e la sua famiglia hanno vissuto in Bulgaria fino al 1982. Poi un giorno, sono partiti per una scampagnata, vicino a casa, e la settimana dopo erano a Zurigo, dove sono stati accolti come rifugiati politici. Insomma, sono scappati dal regime di allora. Per approfondimenti storici, devi aspettare che io sia meno stanco. I genitori non avevano detto niente ai figli, per non metterli in pericolo. Se fossero stati arrestati alla frontiera, avrebbero rischiato di essere interrogati e i bambini avrebbero forse rivelato, per paura, la verità. Hanno così lasciato a Sofia ogni cosa, senza che nessuno sapesse della loro partenza e si sono ritrovati in Svizzera con due canne da pesca e un cestino da pick nick oramai vuoto. Sono tornati a Sofia, per la prima volta, solo qualche anno fa. Da quanto ho capito, non hanno quasi più nessuno. Lucas era troppo piccolo allora per accorgersi davvero di quello che era successo, ma Sabina ne ha sofferto molto, non ha mai accettato del tutto l’improvvisa e silenziosa separazione da bambole, amici, parenti… Che non era nemmeno riuscita a salutare. Però poi le è passata. »

«Dici?»

«Non molto, in realtà.»

«Per questo i due fratelli hanno un rapporto così forte.»

«Quasi simbiotico. E tu, violinista?»

«Io sono morta di stanchezza e domani devo riuscire ad ottenere il premio per Maya. Quindi, meglio che io vada a letto subito. È già tardissimo. Quando mi racconterai la tua storia, io ti racconterò la mia. Facciamo così. Per adesso buonanotte!»

«Le violiniste sono tutte uguali… Una peggio dell’altra.»

«Vedo che hai una lunga esperienza in fatto di violiniste. Beh, ne hai incontrata una in più che sembra confermare le tue teorie. Sogni d’oro» si allontana, ma rimarrebbe volentieri a parlare, se non fosse per l’audizione del giorno successivo

«Verrai a trovarmi con Lucas?»

«Non vado a trovare sconosciuti.»

«Allora sarò io a venire da te. Ci ritroveremo un giorno, ne sono sicuro.»

«Mi sa che hai bevuto un po’ troppo. Non si spiega, se no, tutta questa malinconia» gli rivolge uno sguardo divertito. È convinta che non si rivedranno più.

«Non ho bevuto niente stasera. Si spiega in altri modi. In bocca al lupo per domani.»

 

Quando Benedetta arriva nella stanza, Maya sta già dormendo. La ragazza spegne la luce della lampada, rimasta accesa sul comodino. Va a letto e si addormenta immediatamente.

 

Il giorno dopo, quando si sveglia, trova Maya già vestita e pronta per uscire.

«Gli altri si stanno già facendo intervistare.»

«Ma quanto ho dormito?»

«Ho preferito tu fossi riposata per stasera. Adesso scendiamo in sala. Ho detto che non ti sentivi bene e il presidente della commissione è d’accordo nel farti saltare l’intervista. Meglio così, non devi mentire davanti ad una telecamera. Se però oggi ti fanno delle domande, stai al gioco e non dimenticarti di essere me, ok?»

«E cosa devo dire?» chiede Benedetta, mettendosi a sedere sul letto.

«Che hai imparato a suonare per strada e che vorresti entrare al Consevatorio di Zurigo. Via da Roma, per sempre. Preparati ora. Ti aspetto di sotto per le prove. »

«Spero di non ingarbugliarmi… A dopo.»

 

Video : interviste a Susy, Elena, Giulio, Amedeo, Eric e Alia

Video : Prove interviste

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(foto di Chiara e Agnese)

L’audizione si avvicina. Benedetta è molto tesa, come lo sono gli altri artisti. Sta suonando con Giulio da quasi due ore. Lui pare soddisfatto.

«Sei forte! In così poco tempo, hai capito il pezzo alla perfezione. Complimenti!»

«Hai avuto tempo di provare il pezzo che suonerai da solista?»

«Sì, però dobbiamo passare tutti, quindi per me il pezzo di Maya è più importante ancora. E adesso sono quasi convinto che ce la faremo, grazie a te.»

 

Sabina li incoraggia, prima di entrare in scena:

«Ricordatevi che non hanno un numero limitato di borse di studio. Le daranno ad ognuno di voi, se ve le meriterete. Non conoscono i dettagli del vostro percorso. Non dobbiamo impietosirli, solo convincerli. Ci vuole concentrazione e, mi raccomando, non cedete alle vostre paure. Continuate a credere in voi stessi. Ce la potete fare, non ho dubbi», dopo un istante, aggiunge, con un sorriso: «Non vi dimenticherete di me, quando sarete famosi, vero?»

 

Mentre i ragazzi si dirigono verso la sala della rappresentazione, Lucas si avvicina a Benedetta:

«Hai coraggio.»

«Io?» risponde, esitante, la ragazza.

«Il tuo sguardo non è solo intrigante, ma è anche coraggioso. L’avevo sottovalutato.»

«E il tuo amico Alessandro?»

«Partito per Torino.»

«Pensa che vuole che io vada a trovarlo, quando non ci conosciamo nemmeno! Non sono mai stata a Torino… Se no, ha detto che sarà lui a ritrovarmi. Che tipo!»

«Se ha detto che ti ritroverà, ti ritroverà, puoi starne certa.»

«Che tono minaccioso… »

«Dai, tra poco si inizia. Sarò tra il pubblico e farò il tifo per voi.»

«Mi ha raccontato la storia del tuo passato.»

«Ti ha detto anche che non mi sento di appartenere a niente? Sabina ed io non siamo né svizzeri, né bulgari, né comunisti, né liberali, né artisti, né ricercatori. Non so cosa siamo… Sicuramente senza radici.»

«Ma non si ha sempre bisogno di radici. Ci sono persino delle piante che gravitano, sopraelevate dal suolo. Se sopravvivono delle piante, ce la possono fare anche gli uomini, no?»

«Benedetta! Vieni!» Maya la sta chiamando.

«Però sarebbe più facile sapendo dov’è casa… così per proteggerci dalla solitudine. Ma non serve a niente lamentarsi, ci sono cose che non si possono scegliere. Il destino capita e basta, poi te lo puoi solo tirare dietro. E forse hai ragione, devo smettere di farmi tanti problemi e di continuare a cercare il posto

«Benedetta! È quasi il tuo turno.»

«Arrivo!» 

L’agitazione impedisce alla ragazza di ascoltare le ultime parole di Lucas. Corre dietro le quinte, trattenendo il respiro. Elena sta per iniziare a cantare. La sua rappresentazione è ineccepibile. Riceve molti applausi, convinti ed entusiasti. La commissione si riunisce e, all’unanimità, conferma la sua borsa di studio. Ed è la volta di Alia, Susy, Eric e Giulio. E poi di Amedeo accompagnato da Eric. Infine, di Benedetta e di Giulio.

 

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Video : Le note di Benedetta

Estratto del pezzo Prima Vera Estate, composto da Fabio Palmitesta ed interpretato da Alessandra Zago (violino) e Fabio (chitarra)

 

 

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(Artista : Amedeo + Vladimir e Nicolas)

 

 

Hanno dato tutti il meglio. Gli applausi non cessano. Benedetta intravede Filippo. È seduto in fondo alla sala, accanto a Maya che è commossa. Si è alzato in piedi e con lui il resto del pubblico. Sabina ringrazia la commissione e ripercorre i destini di ognuno, ad alta voce, accenna infine a quello di Maya: «E così potrà frequentare il Conservatorio di Zurigo le cui rette saranno pagate per cinque anni consecutivi, con possibilità di rinnovare la borsa di studio, se i voti continueranno a giustificarla.»

Alia, Susy, Amedeo ed Eric salgono sul palco con Benedetta e Giulio. Maya e Lucas, con il suo saxofono, li raggiungono. Si abbracciano, urlano, ballano. Non possono ancora crederci: presto potranno partire per le mete da loro prescelte per realizzare i propri sogni. Benedetta scende dal palco per andare a prendere Filippo tra il pubblico. Lo prende per mano, vuole portarlo dagli altri. Lui la stringe tra le braccia. Non parlano. Non ce n’è bisogno. Rimangono in disparte ad osservare: Alia, ora in compagnia del cane Gipsy e dei nonni, Susy ed Elena che nel frattempo si sono messe a cantare. Eric e Giulio improvvisano un accompagnamento alla chitarra. Maya balla con Amedeo. Partirà a fine mese, gli altri componenti del gruppo poco dopo. La commissione e il pubblico continuano ad applaudire. Benedetta è felice.

(Testo di Viola Nevers)